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9
feb 10

il modello televisivo è spacciato

su Business Insider Henry Blodget si prende la briga e di certo il gusto di mettere i puntini sulle i sullo stato dei distributori di contenuti TV (in fase di rifiuto dell’evidenza, come gli editori 5 anni fa) e ha il coraggio di mettere nero su bianco una serie di dati di fatto e sviluppi imminenti che molti non osano non solo scrivere ma nemmeno prendere in considerazione, nonostante siano sotto gli occhi di tutti.

il pezzo è da leggere tutto, soprattutto per chi lavora nei media nuovi o vecchi che siano, perché è utile esplorare tutte le implicazioni e conseguenze delle affermazioni di Blodget. che sono:

analisi

- il vaso di Pandora è aperto: la distribuzione via Internet è possibile, esiste ed è praticata.

- essa genera solo una frazione delle revenue della distribuzione tradizionale.

- con quelle revenue l’industria TV non può sostenere i costi attuali.

- il modello ha funzionato finché la TV era l’alternativa più semplice e divertente, era l’unico canale di distribuzione possibile sia per lo spettatore che per l’inserzionista, e il distributore era in grado di controllare gli snodi distributivi, come le onde: a creare valore erano la scarsità e il controllo del canale di distribuzione.

- ora c’è un’alternativa anche più divertente (Internet), ci sono nuovi canali accessibili ai produttori di contenuti (Hulu, Miro, Netflix) e agli spettatori (bittorrent, youtube), gli inserzionisti hanno accesso diretto al mercato, i canali e i distributori si moltiplicano, non c’è più scarsità e cade il controllo degli snodi distributivi.

- i distributori reagiscono fingendo di innovare, in realtà cercando di mantenere il controllo (sui contenuti, sull’accesso agli stessi, sul modo di diffonderli, sui mercati geografici) ma l’apertura e l’ubiquità di Internet rende vani questi sforzi.

previsioni

- i contenuti di qualità continueranno a prosperare perché la qualità è un valore assoluto. i contenuti “di cattiva qualità” non avranno visibilità (come è oggi, peraltro).

- le compagnie di distribuzione (quelle che chiamiamo reti TV, che trasmettono ma non producono) diventeranno semplici tubature senza potere sui contenuti, le compagnie telefoniche resteranno semplici tubature senza potere sui contenuti, gli internet e wireless provider resteranno semplici tubature senza potere sui contenuti. la competizione tra semplici tubature senza potere sui contenuti farà scendere i prezzi dell’accesso. Apple potrebbe cercare di conquistare l’accesso ai contenuti in stile vecchia TV, tramite lo snodo distributivo di una piattaforma chiusa (iPhone, iPad).

- i produttori di contenuti (società di produzione, canali televisivi che producono) distribuiranno direttamente al consumatore rinunciando ai lauti contratti con i distributori. emergeranno aggregatori video intelligenti (es. youtube, hulu, netflix) ai quali ci si potrà registrare con modelli di pagamento a canone fisso.

il passo successivo che Henry Blodget non fa – ma aggiungo io – è quello che individua nella licenza collettiva il modello di business sostenibile per tutti in base a queste premesse: un canone fisso annuo all you can eat (simile a quelo che regola la distribuzione radiofonica) che consente di usufruire di tutti i contenuti online, e che qualcuno si prende la briga di raccogliere e ridistribuire ai produttori di contenuti in base agli ascolti effettivi. questo qualcuno può essere sia l’internet provider che l’unico soggetto in grado di misurare i consumi di un mercato globale e ridistribuire equamente gli utili. qualcuno che già lo fa con l’advertising.

è il concetto di licenza volontaria collettiva come formalizzato nel 2003 da Electronic Frontier Foundation e che è ancora difficile da accettare a chi non riesce a liberarsi degli schemi mentali basati sul modello di business esistente.

Qui il pezzo di Blodget su Business Week


foto: Old broken TV di schmilblick da Flickr