non ci si pensa perché di solito si ragiona per associazioni di formati (Internet può trasmettere il video quindi è simile alla TV) o di contenuti (su Internet leggiamo i quotidiani quindi Internet è simile alla stampa) ma riflettendoci, il media più affine a Internet è la radio.
da una parte per una questione di tecnologia: la radio è per sua natura “open” (la tecnologia non è brevettata), ha delle barriere all’ingresso basse (chiunque può permettersi un piccolo trasmettitore per trasmettere a livello locale), ed è un media in cui può avvenire una conversazione sia uno a uno, che uno a molti, che molti a molti (nel caso del CB).
la radio opera in regime di abbondanza di banda (anche se attraverso le leggi è stata costretta in un regime di scarsità controllata) e grazie a ciò serve bene le nicchie e le code lunghe, ovvero consente di essere molto specifici nel servire i tipi di contenuto (dal tipo di informazione al genere musicale).
in comune col web sociale la radio ha anche la caratteristica – non legata alla tecnologia me del tutto culturale – di attrarre persone che la usano perché amano il media e la cultura che lo circonda: il dj è quasi sempre un mestiere che si inizia per passione e non per calcolo, la cultura di riferimento di chi fa radio ha spesso forti affinità, basi comuni, passioni condivise.
la differenza più grande con Internet sta nel fatto che è un media sequenziale, ovvero ogni contenuto è posizionato necessariamente in una timeline, una linea cronologica finita, quindi la programmazione è necessariamente legata a un palinsesto. ma qui Internet viene in soccorso dei limiti della radio e, grazie alla sua capacità di filtrare per affinità e per gusti, alla facilità di accesso, ai costi in calo e alla flessibilità delle tecnologie web, il web conferisce i superpoteri alla radio.
l’incrocio/fusione/ibridazione tra radio e web ha dato vita ad alcune delle piattaforme più creative e stimolanti che abbiamo visto nascere negli ultimi anni, da shoutcast e live365 a radio locator a radiostationworld a soma.fm a midomi, a radiotower, a songza, a deezer, a musicovery, a blip.fm, a accuradio, fino alla buona vecchia filodiffusione RAI da sala d’aspetto del dentista, che esiste ancora e lotta insieme a noi.
la radio, sia offline che online, è probabilmente il media con più potenzialità di cui si discute meno. arriva dappertutto, chiunque può ascoltarla in mobilità con apparecchi da pochi euro, ha un pubblico di autori e ascoltatori fedelissimi, che si rinnova e copre tutte le fasce d’età ed è da sempre, a differenza di quello di stampa e TV, in crescita.
è una tribù e come tutte le tribù si basa su un forte senso d’appartenenza, e come molte tribù vive ai margini, in zone temporaneamente autonome, dove difende la sua cultura e il media attorno al quale si aggrega, e non è facile da sconfiggere.
foto di dan taylor da flickr
(Update) la tragedia è che sia radio che Rete si siano trovate nella loro adolescenza nel posto sbagliato al momento sbagliato, come capita spesso agli adolescenti: la prima nel mezzo di una battaglia politica per il controllo delle frequenze, la seconda nel pieno di una guerra senza quartiere per il controllo dei contenuti. se la Rete – per sua struttura intoccabile – ne è uscita quasi intatta, la radio ha dovuto piegarsi alle esigenze del controllo della comunicazione, diventando un media élitario e controllato.



