dalla nascita di Internet, addirittura dalla nascita dei sistemi operativi, le basi dell’autenticazione non sono quasi cambiate: con la possibile eccezione dell’introduzione del codice CAPTCHA in fase di registrazione (quella siglettina da ridigitare che in realtà non ha funzioni di sicurezza ma serve a evitare lo spam) il login utente si basa da sempre sulla semplice accoppiata username-password.
e questo nonostante che nel corso degli anni la capacità di elaborazione delle macchine a disposizione dei cracker per gli attacchi di questo tipo sia aumentata esponenzialmente, in base alla legge di moore. questo fa sì che oggi – come sempre, ma più che mai – una password robusta sia più che opportuna almeno per proteggere quei servizi online da cui dipendono spesso non solo attività sensibili come l’home banking, ma anche le nostre identità e relazioni online (come la gestione del nostro network sociale su facebook), e persino quelle offline: penso a come sarei perso senza mail o calendario se perdessi l’accesso al mio account google.
visto che recentemente ci sono stati parecchi tentativi da parte di programmi automatici di rubare profili Google (tra cui il mio), ho pensato che quanto segue possa essere utile: better safe than sorry, e se non vi sembra così rilevante pensate che cosa significherebbe perdere improvvisamente e irreparabilmente l’accesso agli account facebook e google, senza possibilità di backup e quindi di recupero dei dati. anni di mail e relazioni bruciati in un secondo.

seguire poche semplici regole subito può essere sufficiente a risparmiarci un sacco, ma proprio un sacco, di problemi più tardi:
1. NON lo username!
usare la stessa parola per username e password è il modo più rapido e sicuro di farsi rubare l’identità online, di questo spero siamo tutti consapevoli: l’account con user mario e password mario è un suicidio.
2. falla lunga, falla difficile
più lunga e più difficile è, meglio è. il consiglio è di farla di almeno 8 caratteri, e alfanumerica (numeri + lettere). per ulteriore sicuerzza si possono usare caratteri speciali, evitando quelli che possono mandare in confusione un sistema operativo, come gli asterischi*, i cancelletti (#) e le [(parentesi)].
3. non usare parole comuni
la parola comune è più facile da ricordare ma è anche più facile da indovinare di quella inventata, per chi prova a forzarti l’account. esistono liste delle password più comuni da evitare (la più comune non è “password“, come uno penserebbe, ma “123456“: praticamente come non averla). un modo comune per mantenere parole di senso compiuto, quindi facili da ricordare, è quello di sostituire alle vocali i numeri corrispondenti (es.: aiuole diventa a1u0l3).
4. mettila anche sul computer
il tuo computer – soprattutto il browser ma spesso anche funzioni del sistema operativo come Keychain Access su Mac OSX – tengono traccia di tutte le password che usi: è inutile che metti sull’account Google una password di 16 caratteri alfanumerica con caratteri speciali e che non significa nulla, se poi il tuo portatile non richiede una password d’accesso.
5. usa i software di sicurezza
ci sono software – e estensioni per i principali browser – che consentono sia di tenere in memoria le password dei servizi che usi, che di generare password sicure su richiesta. vale però il discorso di cui sopra: se non proteggi il sistema operativo, questi software non fanno che facilitare il lavoro al ladro. io uso Lastpass per Chrome.
5. usane diverse
uasare la stessa password per tutti i servizi ha un vantaggio ovvio e uno svantaggio altrettanto ovvio: te la ricordi facile, ma a chi te la rubasse basta indovinarne una per rovinarti tutte le attività online. la password deve essere diversa per tutti i servizi sensibili.
6. non scriverla mai
sembra assurdo, ma al di là di tutte le storie di hacker russi e virus e phishing, il sistema più frequente per entrare in account privati è e resta tuttora la password scritta da qualche parte (nel portafoglio rubato, nel cassetto) o rubata sbirciando. anche al bancomat, copri sempre la mano mentre digiti il codice, vero? ;)





