grown up digital è un saggio scritto da don tapscott nel 2008 partire da un progetto di ricerca finanziato da alcune grandi aziende.
il libro si occupa di analizzare le differenze tra la cosiddetta Net Generation, ovvero la generazione nata tra la metà degli anni ‘70 e la fine degli anni ‘90 e la successiva “generazione Z“, quella nata in un’epoca in cui Internet era già parte della vita quotidiana della nostra società.
il libro analizza le caratteristiche che differenziano i nativi digitali dalle generazioni precedenti – ovvero il mercato come lo conoscono le aziende – e cerca di tracciarne abitudini, tipicità e comportamenti.
ne risulta il quadro – probabilmente inatteso per il lettore medio della stampa generalista – di una generazione estremamente rapida nell’apprendere, con opinioni nette, capacità di giudizio e di esprimere bisogni e desideri. un popolo di giovanissimi resi ben più smart dei precedenti dall’uso intensivo e multitasking di tecnologie sociali, che danno loro la possibilità di comunicare, influenzare e influire sulla società in modo molto più incisivo.
tapscott descrive una generazione con potenzialità rivoluzionarie, segnata da 8 caratteristiche distintive: giovani che sanno cosa vogliono (per esempio libertà di scelta e di espressione), amano personalizzare e vogliono un mondo a propria misura (e prodotti personali/zzati/bili), sanno e vogliono scegliere, analizzare, questionare i prodotti e le aziende, cercano e si aspettano dalle aziende apertura e integrità etica, voigliono una vita e un lavoro che abbiano posto per l’intrattenimento e il gioco, sono più bravi e più veloci di qualunque altra generazione nella collaborazione e nello stringere relazioni, hanno bisogno di velocità, non solo nei giochi ma anche nei prodotti, nella comunicazione, nelle risposte della politica, sono impegnati politicamente e nel sociale, non a livello di partiti ma di persone (sono stati necessari per la vittoria di Obama) e movimenti, sono innovatori radicali continuamente all’esplorazione (della Rete, del mercato, della fonti selezionate dalla collettività, della conoscenza condivisa) per trovare nuovi modi di fare le cose: meglio, più velocemente, in multitasking e in modo più sociale, più collettivo, più conversazionale.
sono la prima generazione a cui quelle precedenti riconoscono competenze e autorità, in casa e a scuola (per esempio nella scelta, nell’uso, nella gestione delle tecnologie), e sono la generazione più numerosa e col più rapido tasso di apprendimento che la storia recente ricordi.
sono, secondo il ritratto senza dubbio ottimista che ne fa tapscott, una generazione che ha i mezzi tecnologici, la curiosità, le competenze, i bisogni e la volontà di cambiare il mondo. sono certamente una generazione che sta cambiando e cambierà le modalità di relazione col mercato. sono coloro che bisogna cominciare subito a capire, insomma, mentre la maggior parte delle aziende nostrane è ancora lì a comprare pubblicità televisive per un pubblico di ultrasessantenni la cui uscita dal mercato è imminente.
photo by P i c t u r e Y o u t h on flickr







