LIBRI


14
lug 10

l’e-book prossimo venturo

sulla questione della distribuzione dei contenuti digitali, grande continua a essere la confusione sotto il cielo. quando nel luglio del 2001 fu chiuso Napster era ormai chiaro che il file sharing di brani musicali non poteva essere fermato, e si pensava che si sarebbe presto giunti a una soluzione che salvaguardasse il diritto d’autore nel contesto delle tecnologie esistenti.

nove anni dopo, le major della musica sono ancora arroccate in difesa del copyright come nel 2001, le ipotesi di licenze alternative come le Creative Commons e la Licenza Collettiva sono ancora ben lungi da essere prese in considerazione dai distributori, e lo sviluppo della tecnologia ha consentito che ai contenuti musicali scaricati si affiancassero quelli cinematografici, tanto da mettere in discussione un modello di business – già in calo costante – come quello del cinema.

ora è il momento degli e-book: con l’arrivo sui mercati di Kindle e iPad come lettori di libri digitali, il traffico di e-book sulle reti di condivisione come emule e bittorrent si moltiplica ogni mese che passa, mentre i distributori storici, che finora sono rimasti aggrappati alla distribuzione fisica, corrono rapidamente ai ripari commettendo gli stessi errori che furono delle major (cioè cercare di replicare in digitale il modello di business della distribuzione fisica mantenendo prezzi assurdi e proteggendo i contenuti con DRM). questa volta però c’è un pugno di piccole realtà indipendenti che ha capito quelle cose che per arroganza e/o carenza di cultura di Rete sfuggono a Mondadori, RCS, Feltrinelli & co:

- che la percezione presso il pubblico del costo di produzione del contenuto digitale è che sia nettamente inferiore a quella del libro di carta, e che di conseguenza il suo prezzo deve essere sensibilmente ridotto rispetto all’edizione cartacea.

- cle le licenze di utilizzo e ridistribuzione devono essere sensate e consentire la citazione, il prestito, il fair use (quindi no al copyright restrittivo).

- che c’è spazio per modalità alternative alla vendita unitaria (l’abbonamento, il noleggio).

- che il DRM non solo è inefficace ma indispone il lettore, quindi bisogna lavorare sulla fiducia nel lettore e sul sistema d’onore.

- che se il tuo concorrente è il file sharing, non puoi vincere sull’ampiezza dell’offerta: quello che fa la differenza è il SERVIZIO che associ al prodotto.

il mercato in lingua italiana è un’enclave linguistica che richiede un prodotto tradotto che non ha mercato altrove, ed è al momento forse troppo piccolo per interessare da subito i grossi player (Apple, Amazon): la situazione è ideale per occupare le posizioni in campo.

oltre ai grandi editori, in queste settimane in Italia si stanno muovendo attivamente almeno tre piccole realtà che sembrano aver capito bene il mercato, e che ci piace pensare possano collaborare tra loro – invece che farsi la guerra come è tradizione tra editori – o almeno trovare un accordo sulla condivisione di alcuni punti fondamenrtali per lo sviluppo di un’offerta sana: no DRM, rispetto delle aspettative del lettore, licenze umane, servizi aggiuntivi. i tre distributori sono Simplicissimus di Antonio Tombolini, partito anni fa su questo tema, BookRepublic, che debutta domani, e Readme.it, con cui noi di Daimon stiamo provando a collaborare.

a questo punto resta solo da vedere se autori e editori italiani saranno in grado di capire che per non consegnare il mercato al file sharing è necessario rispettare le regole di cui sopra, e licenziare i contenuti di conseguenza.

a noi come mercato non fa una gran differenza; naturalmente siamo disposti a pagare quello che riteniamo giusto per i contenuti, e ci piacerebbe poter retribuire gli autori. sta però a autori e editori renderlo possibile. nel frattempo, lo scambio prospera e rischia di diventare la modalità predefinita per le generazioni più giovani, com’è accaduto per la musica.

foto di jmerelo da flickr


31
mar 10

doc searls

in dieci anni che esiste daimon ci è capitato di seguire un po’ tutti i guru e gli innovatori che grazie alle loro riflessioni, intuizioni e analisi hanno permesso a noi comuni mortali di cercare di intuire un po’ meglio, e con tempi un po’ più rapidi, cosa fosse questio bestione metamorfizzante che stavamo cavalcando e della cui potenza, dei cui possibili usi, non avevamo idea chiara.

pur viaggiando poco rispetto a certi colleghi, e pur non facendo i giornalisti, come e insieme a tanti abbiamo visto parlare lawrence lessig, cory doctorow, steven johnson, dave winer, abbiamo seguito zio weinberger tante volte, abbiamo fotografato e intervistato jaron lanier e abbiamo cercato altrove quelli che non potevamo vedere al vivo. inizialmente sui libri, poi leggendo i loro blog, poi in un mashup di media che comprende video, audio, testo e immagini.

dal cluetrain manifesto (1999 e sembra scritto oggi) che definire una Bibbia ormai è fin stantìo, fino a here comes everybody di clay shirky, attraversando quella foresta di significati che è l’opus magna di Manuel Castells. abbiamo inseguito code lunghe, provato a fermare il futuro, imparato parole nuove, cercato il futuro delle idee, cercato saggezza nelle masse. ci siamo chiesti cosa avrebbe fatto google. abbiamo provato a leggere di tutto, sintetizzarlo e remixarlo. e rimetterlo in circolo gratuitamente.

ultimamente sempre più mi trovo a cercare contenuti originali su youtube (speech, conferenze, spesso registrate in modo amatoriale) e farne una playlist che poi mi guardo con calma in streaming sul televisore 42″ (con buona pace di chi, noi per primi, sosteneva che i contenuti web non sarebbero mai passati per il televisore, prima di capire la differenza tra contenuti lean back e media lean forward).

se però devo ripensare a tutti quelli visti parlare, a tutti quelli guardati su youtube, a tutti quelli letti, pur con il rispetto per l’approccio alto e sistemico di tanti, quello che ricordo con più emozione è doc searls. ogni volta che guardo uno speech di searls resto colpito dalla lucidità, dall’approccio diretto e concentrato, dalla complessità dei temi e dalla stratificazione dei concetti che esprime, e con cui mi lascia sempre di qualche secondo indietro. e da quelle frasi che mi lasciano a bocca aperta con cui se ne esce ogni tanto, dette con quella faccia da james coburn che ha. ed è l’unico, maledizione, che dopo il cluetrain manifesto non ha pubblicato niente. per cui non posso che dire: thank google for youtube.

gli speech di doc searls su youtube.
il suo blog.

foto di doc searls da flickr


12
mar 10

la fine del copyright

scritto da Joost Smiers e Marieke van Schijndel (i nordeuropei sono anni avanti a noi su queste cose), tradotto e pubblicato in Italia da Stampa Alternativa, la fine del copyright è il saggio che mancava per fare il punto dello stato dei lavori su quel ginepraio di sensi, di norme e soprattutto di fraintendimenti che è la questione diritto d’autore/copyright/diritti di distribuzione nell’era della riproducibilità tecnica, della diffusione digitale e della scomparsa dei supporti.

con pragmatismo, senza peli sulla lingua, senza falsi pudori e senza la piaggeria verso i poteri forti che contraddistingue spesso l’editoria tradizionale italiana (e fa sì che vengano prodotti testi monchi, timidi e zeppi di omissioni, al limite del comico), Smiers e la van Schijndel analizzano da un punto di vista finalmente schietto e attuale – per quanto schierato – la situazione del mercato allo stato reale delle cose, non a quello desiderato dalle major.

ne esce un quadro che toglie molte illusioni e che, lungi da dare una soluzione (che chiaramente è ancora tutta da trovare, o meglio deve ancora spontaneamente emergere) lascia comprendere chiaramente quanto il modello attuale sia insostenibile e quanto è necessario che gli editori e gli autori si aprano la testa per accettare ribaltamenti di ruoli e di modelli – anche di business – che stravolgeranno letteralmente il mercato dei media e delle opere d’ingegno in pochissimi anni. facendo anche delle vittime. un libro semplicemente necessario per chiunque lavori in qualche forma di editoria.

il saggio, venduto al prezzo non modico di 12 eurini – reso presumibilmente necessario dai costi di stampa e distribuzione per un piccolo editore indipendente – si compra in libreria e sui principali siti di ecommerce, ma è (e ci mancherebbe) anche scaricabile gratuitamente in formato digitale, con licenza creative commons, qui (PDF 597 Kb).

foto di zio Fabio da flickr


21
dic 09

the elements of user experience – jesse james garrett

the elements of user experience, pur avendo solo qualche anno di età, è uno dei testi fondamentali del web design (nel senso più ampio di “ideazione e progettazione di ambienti di Rete”) e anche uno dei primi a occuparsi specificamente di user experience, ovvero della disciplina che studia e regola il modo in cui le persone interagiscono con le interfacce dei siti web, e definisce regole e pratiche d’uso per favorire la migliore esperienza d’uso per gli utenti.

definizione che non deve fuorviare. la user experience non è cosmetica, non è una cosa di cui ci si occupa se si hanno tempo e soldi: è anzi la filosofia di base della progettazione di un sito. è l’impianto strutturale e logico che consente che il sito sia utilizzabile: senza una corretta applicazione delle regole di user experience alla struttura e ai contenuti, il rischio che il sito fallisca è altissimo.

e il libro di james garrett non solo fornisce tutte le corrette basi logiche per intraprendere un approccio di user experience e applicarlo alla progettazione, fa molto di più: definisce tutti i processi necessari per la cortretta individuazione degli obiettivi, delle strategie e del modo di realizzarle. definisce le tappe fondamentali da seguire, e dà utili regole e indicazioni su come farlo.

a partire dal diagramma su cui si basa (vedi sotto), the elements of user experience di jesse james garrett non solo è una lettura necessaria per chiunque sia responsabile della presenza web di un’azienda, ma è fondamentale anche – e forse soprattutto – per chi deve operativamente gestire il processo di realizzazione di un sito web. consigliatissimo. lo trovate (solo in lingua inglese) qui su amazon a 26$ più spese di spedizione, e qui su play.com a 30€ senza spese di spedizione.

per approfondimenti e ulteriori materiali, li libro ha anche un sito web.

elements_ittraduzione italiana di Antonio Volpon, pdf completo disponibile qui


10
dic 09

il blog di Daimon

dogfoodsmallnel gergo interno di google si definisce dogfooding (traducibile con “mangiare il proprio cibo per cani“) la pratica di testare in prima persona, adottare internamente e usare quotidianamente i propri prodotti. troppo spesso prodotti e servizi soffrono di uno scarso livello di usabilità – che si traducono in risultati deludenti – a causa del fatto che gli stessi progettisti e designer non ne hanno una pratica quotidiana.

questo avviene in qualunque settore, ma è particolarmente visibile nello sviluppo delle interfacce web, dove analisti, progettisti e sviluppatori provenienti da ambienti tradizionali sono tipicamente poco avvezzi all’uso di Internet e dei social media.

in daimon tendiamo a progettare e usare quotidianamente i social media prima di tutto perché ne siamo entusiasti utilizzatori da metà anni 90: abbiamo esperienza in prima persona della loro efficacia comunicativa, ne conosciamo – in teoria e nella pratica – il linguaggio e le best practice.

i social media sono sistemi rapidi, intuitivi e immediati per comunicare e pubblicare contenuti in modo sociale. possono essere imparati in poche ore e usati da tutti. i loro contenuti sono rapidamente ed efficacemente indicizzati da google. inoltre i social media in genere adottano e integrano gli standard di rete, dando visibilità ai contenuti  e diffondendoli in forme ecologicamente compatibili con l’ecosistema di Internet.

di cosa parla questo blog?
di tutto ciò che riguarda i social media, di come usarli, di come NON usarli, della comunicazione e del marketing nell’era digitale, delle nuove sfide interne ed esterne alle aziende, delle nuove tecnologie, dei gadget, di tutte le cose che ci piacciono e che stanno rendendo la nostra vita (lavorativa e non) migliore. di come Internet abbia cambiato il mondo, e soprattutto di come lo cambierà nei mesi e negli anni a venire.

per chi è scritto?
per chi si sta affacciando al mondo del marketing sui nuovi media. per chi ha la necessità di aprire una conversazione con i propri mercati sui social media ma non sa come. per chi ha la necessità – o la semplice curiosità – di esplorare nuove forme di comunicazione. per chi vuole dialogare con i suoi clienti, ottenere feedback sui propri prodotti, organizzare eventi. per chi è interessato professionalmente o personalmente alla comunicazione sui media sociali. per chi vuole provare a farne una professione.

potete aiutarmi anche nel mondo reale?
certo, soprattutto considerando che Internet È il mondo reale. daimon fornisce consulenza di comunicazione sui modi migliori di comunicare su Internet e sui social media, progetta strategie di comunicazione e di web marketing, realizza (e alimenta) blog e ambienti di conversazione, e tiene corsi di formazione per insegnare alle persone a fare tutto ciò.

se hai delle domande, scrivici: daimon dà buoni consigli e da oggi, col nuovo blog e relativo template minimale di wordpress, dà anche il buon esempio :-)

foto di JnL da flickr