in dieci anni che esiste daimon ci è capitato di seguire un po’ tutti i guru e gli innovatori che grazie alle loro riflessioni, intuizioni e analisi hanno permesso a noi comuni mortali di cercare di intuire un po’ meglio, e con tempi un po’ più rapidi, cosa fosse questio bestione metamorfizzante che stavamo cavalcando e della cui potenza, dei cui possibili usi, non avevamo idea chiara.
pur viaggiando poco rispetto a certi colleghi, e pur non facendo i giornalisti, come e insieme a tanti abbiamo visto parlare lawrence lessig, cory doctorow, steven johnson, dave winer, abbiamo seguito zio weinberger tante volte, abbiamo fotografato e intervistato jaron lanier e abbiamo cercato altrove quelli che non potevamo vedere al vivo. inizialmente sui libri, poi leggendo i loro blog, poi in un mashup di media che comprende video, audio, testo e immagini.
dal cluetrain manifesto (1999 e sembra scritto oggi) che definire una Bibbia ormai è fin stantìo, fino a here comes everybody di clay shirky, attraversando quella foresta di significati che è l’opus magna di Manuel Castells. abbiamo inseguito code lunghe, provato a fermare il futuro, imparato parole nuove, cercato il futuro delle idee, cercato saggezza nelle masse. ci siamo chiesti cosa avrebbe fatto google. abbiamo provato a leggere di tutto, sintetizzarlo e remixarlo. e rimetterlo in circolo gratuitamente.
ultimamente sempre più mi trovo a cercare contenuti originali su youtube (speech, conferenze, spesso registrate in modo amatoriale) e farne una playlist che poi mi guardo con calma in streaming sul televisore 42″ (con buona pace di chi, noi per primi, sosteneva che i contenuti web non sarebbero mai passati per il televisore, prima di capire la differenza tra contenuti lean back e media lean forward).
se però devo ripensare a tutti quelli visti parlare, a tutti quelli guardati su youtube, a tutti quelli letti, pur con il rispetto per l’approccio alto e sistemico di tanti, quello che ricordo con più emozione è doc searls. ogni volta che guardo uno speech di searls resto colpito dalla lucidità, dall’approccio diretto e concentrato, dalla complessità dei temi e dalla stratificazione dei concetti che esprime, e con cui mi lascia sempre di qualche secondo indietro. e da quelle frasi che mi lasciano a bocca aperta con cui se ne esce ogni tanto, dette con quella faccia da james coburn che ha. ed è l’unico, maledizione, che dopo il cluetrain manifesto non ha pubblicato niente. per cui non posso che dire: thank google for youtube.

