che il comunicato stampa, questa simpatica è un po’ bizzarra tradizione che è retaggio del ventesimo secolo e della comunicazione ai tempi dei nostri nonni, non viene letto dal nostro mercato lo sappiamo tutti, vero? che gli effettivi clienti (o potenziali tali) del prodotto non lo leggono, e che gli unici a leggerlo sono lo stagista incaricato di impaginarlo e i professionisti del nostro settore che non hanno niente di meglio da fare, sappiamo anche questo? sappiamo magari anche che il comunicato non è progettato per essere letto dai nostri clienti o futuri tali, perché contiene informazioni assolutamente irrilevanti, del tutto non credibili ed espresse in un linguaggio da capostazione, è noto pure questo? e anche che il vero scopo del comunicato stampa è cercare di far credere internamente (al management) e esternamente (alla concorrenza) che si sta facendo qualcosa? se a tutto ciò poi aggiungiamo il fatto che da un rapido esame del più noto sito di comunicati stampa italiano emerge che meno di uno su cinque ha un link al prodotto di cui il comunicato starebbe teoricamente parlando, possiamo finalmente dirci del tutto convinti che il comunicato stampa è un ottimo modo per investire nel nulla risorse aziendali e far perdere tempo a persone che potrebbero essere impiegate – a costo zero – a raccontare il prodotto al mercato, quindi a vendere?
perché, importante è che ce ne rendiamo conto, poi ognuno coi suoi soldi fa quello che vuole.

nel corso della compilazione di questo post non è stato sfruttato alcuno stagista di agenzia di comunicazione né sminuito o reso irrilevante alcun prodotto. eventuali effetti collaterali da eccessiva esposizione a comunicati stampa possono essere curati leggendo alcuni blog.
foto di Mykl Roventine da flickr
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