nella psicologia comportamentale, la comfort zone è la condizione mentale in cui la persona agisce in uno stato di assenza di ansietà, con un livello di prestazioni costante e senza percepire un senso di rischio. in altre parole, una condizione di familiarità, confidenza e sicurezza in cui la persona si trova completamente a proprio agio, senza percepire rischi o pericoli.
per la teoria del management, lo svantaggio della comfort zone è di non essere provocatoria, ovvero di non proporre stress o stimoli che possano attivare la creatività e la concentrazione. ma è chiaro che la comfort zone è spesso la condizione ideale per attività online in cui è importante la percezione di sicurezza, per esempio l’acquisto. in verità, la comfort zone è utile per un sacco di attività umane che possono avere una connotazione di rischio, di esposizione personale, di condanna sociale o anche solo di esposizione pubblica di attività intime.
il sesso, il consumo di droga, la condivisione di predilezioni fuori dal comune come il fetish, ma anche la preghiera e il rito funebre si avvantaggiano – se non richiedono necessariamente – di ambienti progettati per favorire una comfort zone.

a volte addirittura lo stesso tipo di attività richiede o meno una comfort zone a seconda della sua connotazione privata o pubblica. le luci fioche, i drappeggi neri e la musica di sottofondo dei privé – in cui lo strip è eseguito privatamente – incoraggiano la comfort zone e hanno lo scopo di rassicurare nello svolgimento di un’attività percepita come individuale; le strobo, la musica violenta e i colori squillanti dei topless bar – dove lo strip è spettacolo pubblico – hanno l’obiettivo di stimolare, nel contesto di un’attività del tutto simile a quella precedente ma socialmente percepita come collettiva.
nella progettazione di un ambiente online, tra le tante cose che è necessario avere razionalizzato e condiviso è opportuno considerare con attenzione l’opportunità di evocare una comfort zone (che è comunque sempre uno stato mentale, non un ambiente fisico). se alcune attività la richiedono necessariamente (l’ha capito bene il business del porno online che ha un attento studio dei colori e delle immagini, molto meno l’home banking, ancora legato a disumane logiche e estetiche corporate) altre attività potrebbero non avvantaggiarsene.
in una community online alcune caratteristiche di comfort zone possono aiutare a comunicare sicurezza e protezione, ma se non necessarie possono andare a discapito dell’attività e dello stimolo dell’utente. la comfort zone che consente a una community di mamme di sentirsi tranquille e protette può non essere necessaria – se non addirittura controproducente – per la community anarchica e conflittuale di una radio con un pubblico di maschi trentenni aggressivi.
progettando ambienti online è necessario conoscere e tenere presente quali sono le forme del linguaggio, gli stili di scrittura, le caratteristiche grafiche e visive e gli elementi del web design che si possono usare per costruire una comfort zone attorno agli utenti alle persone.
photo: comfort zone by anna gutermuth from flickr
Tags: comfort, community, community bulding, confort, DESIGN