in daimon ci occupiamo di comunicazione su Internet, in tutti gli ambienti e tutte le forme. come tutti quelli che fanno questo mestiere, con la maturazione del mercato e l’ingresso in Rete di ampie fasce di popolazione, negli ultimi anni abbiamo visto aumentare le richieste di iniziative di marketing sui social media.
molte volte queste richieste sono per eventi di pura visibilità, quasi mai si basano su una strategia organica ragionata, spesso l’unico bisogno del committente è una “campagna” che possa essere rivenduta internamente come un successo di comunicazione, un’iniziativa che dia visibilità interna. non credo ci sia bisogno di dire che ottenere visibilità interna non è un obiettivo sensato, né per il marketing del prodotto né per l’economia aziendale.
anche per quanto riguarda l’operatività, ovvero il coinvolgimento pratico dell’azienda nel processo di comunicazione e i contenuti da scrivere e condividere (nell’ottica corporate, compiti da peones dei quali non vale la pena di occuparsi), spesso il ragionamento è ancora quello dell’advertising tradizionale: pago un’agenzia per fare una campagna su media che non conosco e continuerò a non conoscere in quanto c’è chi se ne occupa per me.
con la pubblicità ha anche senso: non ho contenuti personali da comunicare, e se non devo dire niente di mio tanto vale non perdere tempo. ma in Rete non funziona così. puoi assumermi per scriverti un blog, per fare networking su facebook, per progettare un twitter utile, ma fare comunicazione sui social media significa raccontarsi: in prima persona, in modo caldo e coinvolgente, parlando di sé e dei propri prodotti/servizi in modo interessante per i propri lettori. se finora questo aspetto era mascherato dalla distanza che l’advertising e i media tradizionali mettevano tra l’azienda e il consumatore, non è possibile comunicare sui social media senza accettare di abbattere queste barriere.
delegare il racconto di sé significa annacquare il messaggio. significa non risultare credibili. posso raccontare un’azienda a partire dai materiali che mi vengono passati, ma se non la vivo dall’interno ciò che racconto non sarà vissuto, e di conseguenza non sarà interessante. perché mi chiedi di invitare i miei amici blogger al tuo evento quando sai benissimo che vengono per me e non per te? perché mi chiedi di passare i contenuti che scrivo su tua commissione al mio social network? dopo, a te cosa resta? i miei amici non sono i tuoi amici, e non lo diventeranno (o se lo diventano lo faranno – temporaneamente – per me e non per te: quando me ne vado cosa ti resta?).
devi trovarti i tuoi, di amici. devi trovare la tua voce, devi trovare la tua storia.
è normale che non tutti abbiano l’istinto per i social media: è normale che tu non sappia cosa e come scrivere, lo possiamo imparare insieme. ma non chiedermi di comunicare a nome tuo: chiedimi di insegnarti a comunicare. chiedimi di darti la canna da pesca e di insegnarti a pescare, non di venderti il pesce. non ti conviene: la canna da pesca la compri una volta soltanto, il pesce devi comprarlo per tutta la vita.
