il 2009 è stato un anno molto ricco di novità, sia sul versante della tecnologia e dei media sociali (il buzz su google wave, l’esplosione di facebook e twitter, i numerosi progetti messi in campo da google, l’affermazione dell’iphone, l’ingresso di android e chrome, l’assenza o perlomeno il passaggio in secondo piano – cospicuo per contrasto rispetto a pochi anni se non mesi prima – di big dell’IT come microsoft e nokia).
tanti sono stati i prodotti desiderati, ricercati, discussi, bramati, divenuti oggetto di culti quasi religiosi. solo ultimamente, l’iPhone, il Kindle e il dibattutissimo iSlate, fantomatico quanto l’unicorno, lo yeti e l’ippogrifo messi assieme*. tanti i nuovi siti o servizi online (principalmente by google) rapidamente adottati e fatti propri dal popolo della rete.

ma credo di poter affermare che nessun servizio, strumento o software abbia avuto un tasso di adozione spontaneo, una diffusione via passaparola così rapida dome dropbox. pur limitatamente a un pubblico competente e semiprofessionale, dropbox si è diffuso con la massima rapidità possibile per spontaneo suggerimento tra le persone, rendendo quasi superfluo al produttore comunicarlo. bastano due frasi e una domanda tra adopter e nuovo utente, e dropbox viene immediatamente adottato, senza se e senza ma.
dropbox non ha marketing perché – almeno in questo specifico mercato (ma anche in molti altri) – se un prodotto riempie un vuoto ed è intuitivo il marketing non serve. il marketing serve a spingere prodotti che le persone non capiscono, o non sono sicure di volere, oppure di cui non sentono un bisogno impellente (che sia perché non ne è immediatamente chiara l’utilità o perché esistono modi alternativi di fare la stessa cosa).
nel caso di dropbox, dopo 5 minuti che lo usi lo scopo è immediato, l’utilità palese, il vantaggio evidente.
forse dovremmo tutti dedicare più tempo a cercare di capire come i nostri prodotti possono diventare più simili a dropbox, invece di impiegare enormi quantità di risorse e tempo per cercare di venderli a chi non li capisce, non li vuole o non ne ha bisogno.
dice: la fai facile, ma come si fa a ideare e progettare un prodotto di cui le persone hanno un immediato bisogno?
si diventa utilizzatori fanatici e ossessivi dei propri prodotti (ovvero si mangia il proprio cibo per cani), poi si avvicina il proprio pubblico e glielo si chiede, si progetta insieme a lui, a partire da bisogni reali e verificati. perché progettare dropbox era facilissimo, ma non ci ha pensato né google – che ora va alla rincorsa - né apple -che ci prova con scarso successo da anni - né microsoft – che ha fatto una cosa molto simile con molto più spazio di storage gratis, ma nessuno se n’è accorto. chissà perché.
*per un elenco completo delle creature fantastiche rivolgersi a wikipedia o a jl borges
Secondo me i due punti a favore di Dropbox sono A) che è indipendente proprio dai Big del settore, e per questo genera nell’utente più affidabilità (come dire se domani non voglio più utilizzare Google, almeno Dropbox posso continuare ad usarlo), e quindi focalizzarsi solo su una singola esigenza degli utenti. B) Dropbox ti regala spazio per ogni persona invitata che si iscrive, questo è un vantaggio reale dell’applicazione (lo spazio aggiuntivo sarebbe infatti a pagamento).
Vero, tutto vero.
Mi chiedo però quanto queste considerazioni influiscano veramente sulla scelta dell’utente medio, che forse non fa questo genere di ragionamenti.
In fondo, chi me lo fa fare di sbattermi a trovare 20 amici quando Microsoft mi dà dieci volte lo stesso spazio gratis?
E’ tutto vero ma secondo me c’è dell’altro, e questo altro che convince a usare dropbox sono l’usabilità e il passaparola degli utilizzatori soddisfatti.