Non sarà cercare di ricreare le condizioni di scarsità del mercato pre-Internet che salverà l’editoria: quello in cui gli unici canali in grado di distribuire l’informazione sono controllabili o difficilmente replicabili è un mondo passato. La rianimazione di modelli defunti non ha speranze, tantomeno l’approccio repressivo. Invece di lamentarsi bisogna cercare, con umiltà, di intuire i nuovi modelli di business su cui si baserà l’editoria del 21mo secolo.
Uno di questi è la community editoriale: la parte più attiva, propositiva e appassionata del proprio mercato, aggregata online, non solo contribuisce attivamente al prodotto editoriale e alle revenue che esso genera, ma entra a far parte del modello di business futuro dell’editoria.

Linkato qui sotto, un post lungo (o un paper corto) in pdf che cerca di esplorare i vantaggi e le potenzialità della collaborazione tra editoria e community. Uno sguardo oltre la situazione attuale per intuire modelli di business basati sulle comunità verticali e locali, forme di collaborazione possibili tra la capacità di produrre news e inchieste dell’editoria professionale e la capacità di arricchirle di contenuti originali, punti di vista alternativi, interpretazioni locali e di nicchia da parte di un ampio pubblico di appassionati e competenti lettori.
